La Commissione europea guarda “con preoccupazione” all’ipotesi paventata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di limitare le esportazioni di diesel, comprese quelle verso l’UE, che importa attualmente dagli USA circa il 50% delle proprie forniture. Ad affermarlo è il vice portavoce capo della Commissione UE e responsabile per il Commercio, Olof Gill, durante il briefing con i giornalisti a Palazzo Berlaymont a Bruxelles. Gill ha voluto comunque rassicurare che “la cooperazione UE-USA nel settore energetico è forte, stabile e reciprocamente vantaggiosa”, osservando che “qualsiasi interruzione rischierebbe di avere un impatto negativo su entrambe le parti”.
Il portavoce della Commissione ha però confermato l’esistenza di un confronto diretto con Washington, osservando che tra partner stretti dovrebbe valere il principio della consultazione preventiva: “Ci aspettiamo che partner stretti si consultino prima di adottare misure che incidono sui mercati condivisi”.
Nei giorni scorsi, Trump ha aperto all’ipotesi di bloccare le esportazioni di diesel, riconoscendo però che al momento non vi è una posizione definitiva all’interno dell’amministrazione. Secondo Politico, la Casa Bianca avrebbe preso in esame anche un possibile stop alle esportazioni della durata di 90 giorni, ipotesi successivamente smentita da un funzionario dell’amministrazione.
A spingere in questa direzione sono soprattutto esponenti repubblicani degli Stati agricoli. Secondo un recente articolo del quotidiano britannico Financial Times a fare pressioni sarebbero in particolare i parlamentari della cosiddetta “Farm Belt”, tra cui il senatore dell’Iowa Chuck Grassley, preoccupati per l’impatto del caro-diesel su agricoltori, autotrasportatori e filiere alimentari. L’ipotesi ha però incontrato il netto no del segretario all’Energia Chris Wright, che a Reuters ha affermato che un divieto “non funzionerebbe” e rischierebbe anzi di far salire anche i prezzi della benzina e del carburante per aerei, inducendo le raffinerie a ridurre la produzione.
Contraria a un’eventuale sospensione delle esportazioni di diesel è anche l’industria statunitense del settore. Oltre trenta associazioni imprenditoriali ed energetiche, tra cui l’American Fuel & Petrochemical Manufacturers, hanno chiesto nei giorni scorsi alla Casa Bianca di respingere eventuali restrizioni, sostenendo che un embargo sulle esportazioni ridurrebbe l’efficienza delle raffinerie e finirebbe per restringere l’offerta complessiva di carburanti. Secondo il Wall Street Journal, sarebbe inoltre in corso una mobilitazione coordinata di compagnie petrolifere e lobby del settore proprio per convincere Trump ad abbandonare l’ipotesi.
Europei sempre più dipendenti dagli USA
Prima la guerra in Ucraina, iniziata nel 2022, e poi, in misura più consistente, la guerra contro l’Iran lanciata da Stati Uniti e Israele a fine febbraio, con la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, hanno spinto i Paesi europei a guardare anzitutto agli Stati Uniti per le proprie forniture di diesel, carburante fondamentale per molti settori, dai trasporti all’agricoltura e all’industria. Ad agosto, circa il 50% delle importazioni di diesel dell’UE proveniva dagli USA, nel tentativo di compensare il calo delle forniture provenienti dai Paesi del Golfo, come confermato dalla stessa Commissione UE.
“Siamo un grande importatore di diesel statunitense”, ha spiegato, sempre in conferenza stampa, la portavoce della Commissione UE per l’Energia, Anna-Kaisa Itkonen, indicando che nell’agosto 2026 la quota proveniente dagli Stati Uniti era pari a “circa il 50%” delle importazioni europee.
Bruxelles sta quindi seguendo “molto, molto da vicino” sia l’andamento del mercato sia la sicurezza degli approvvigionamenti insieme agli Stati membri. “Per il momento non vi è una carenza concreta di diesel nell’Unione europea”, ha voluto assicurare Itkonen, precisando che un primo esame della situazione sarà effettuato martedì prossimo durante la riunione dell’Oil Coordination Group, che consentirà alla Commissione e ai governi nazionali di fare il punto sulle forniture disponibili.
Secondo dati di S&P Global Commodities at Sea, nel 2025 il Medio Oriente forniva all’Europa in media 519 mila barili al giorno di diesel, di cui 311 mila dalla sola Arabia Saudita e 110 mila dal Kuwait. Nel 2026 le forniture sono crollate, scendendo a 191 mila barili al giorno ad agosto e a 110 mila a settembre, quasi l’80% in meno rispetto alla media dello scorso anno. La stretta sull’offerta ha spinto a settembre il diesel europeo su livelli record: il 15 settembre il prodotto 10 ppm ha raggiunto 1.642 dollari per tonnellata nel Nord-Ovest Europa e 1.665 dollari nel Mediterraneo.

